Tenuta Monteti

La nostra storia

Paolo Baratta, Gemma, Eva e Javier Pedrazzini

Qui non c’era nulla, campi da pascolo e una casa diroccata. Erano anni che cercavo un angolo di Toscana dove piantare una vigna e riprendere il cammino dalla mia infanzia trascorsa tra i filari dell’Oltrepò Pavese. Lo cercavo però in una zona allora ancora inesplorata, ricca di potenziale per produrre vini che combinassero personalità ed eleganza.
E’ proprio qui, tra questa macchia mediterranea e questi boschi della bassa Maremma, a sud di Capalbio, che nel 1998 ho trovato assieme a mia moglie Gemma, le condizioni ideali per realizzare il mio progetto.
Dal 2010 ci affiancano con grande impegno mia figlia Eva come direttore e suo marito Javier Pedrazzini, responsabile commerciale e supervisore alla produzione. Siamo un’azienda a conduzione familiare.

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Prendiamo il nome dal colle che ci protegge dai venti del Mediterraneo, il Monteti. Dal vigneto più alto, nelle giornate limpide, s’intravede a sud nel digradare delle colline uno spicchio di mare.
Durante i lavori di preparazione del terreno le ruspe incontrarono dei ciclopici massi. Li estraemmo con grande delicatezza e per la loro monumentale bellezza decidemmo di metterli in giro tra i viali e i vigneti, a far loro da guardiani. Sono naturalmente divenuti il simbolo della Tenuta.

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Per le caratteristiche del territorio ho deciso di concentrare la nostra produzione unicamente in vitigni di uve a bacca rossa. L’obiettivo era la massima qualità. Perciò fu chiaro fin dall’inizio, assieme a Carlo Ferrini, nostro enologo consulente, che, non trattandosi di una zona di antica tradizione di rossi, i nostri vini sarebbero stati IGT Toscana e non parte di una denominazione di origine. Questo ci ha consentito di scegliere in assoluta libertà i vitigni meglio esaltati dal nostro terreno, di perseguire basse rese per ettaro ed elaborare un proprio metodo di vinificazione e invecchiamento che con massimo rigore applichiamo e affiniamo anno dopo anno.

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Ben chiara fin dall’inizio era anche l’idea di produrre soltanto due vini. Due fratelli, il Monteti e il Caburnio che, pur condividendo un simile concetto stilistico, fossero diversi tra loro per composizione e maturazione.

Iniziammo la nostra impresa nel ‘99. Volevamo trarre il massimo vantaggio dall’ottima esposizione sud-sudovest dei campi. Ammorbidimmo le pendenze naturali in modo da non superare i 7 gradi d’inclinazione, consentendoci di piantare una vigna piuttosto fitta di 6.600 piante per ettaro. Ci assicurammo un ottimo drenaggio, scavammo i canali di scolo e disegnammo i viali.

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Nel 2001 cominciammo a costruire la cantina, progettata in stretta relazione con la vigna secondo due criteri principali. Il primo, che ogni passaggio, dall’ingresso dell’uva alla discesa in barricaia del vino, tutto avvenisse per gravità naturale risparmiando al prodotto l’uso brusco di pompe. Il secondo, fondamentale, che la tinaia e la barricaia fossero organizzate in modo da consentire la vinificazione e maturazione separata di ogni parcella di ciascuna delle varietà, come se ciascuna fosse una creatura a sé. Grazie a ciò, al momento di comporre il blend abbiamo una palette straordinaria di possibilità su cui basare le nostre scelte. Per questo amiamo definirci non un’azienda di 28 ettari ma di 28 volte un ettaro.

Il 2004 fu la nostra prima annata. Apparsa sul mercato tre anno dopo. Noi per primi fummo sorpresi dallo straordinario risultato ottenuto da viti tanto giovani.

Abbiamo sempre puntato al legame col territorio. Applichiamo un’agricoltura responsabile con concimazioni invernali organiche e ridotti trattamenti grazie a una centralina metereologica che ci consente di intervenire solo nelle emergenze concrete.
 Dal 2007 lasciamo fermentare le uve vendemmiate unicamente per via spontanea grazie ai lieviti autoctoni, presenti sulle bacche e nell’aria. L’intero edificio, disegnato dall’architetto Sergio Bracco, è anche per questo motivo sommerso dal verde grazie alle terrazze di vegetazione che lo circondano e lo fondono con l’ambiente circostante.

Di anno in anno impariamo dalla terra, perfezioniamo il nostro lavoro, nel rispetto dell’ambiente e di questo paesaggio che tanto amiamo.

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I filosofi romantici si chiedevano se l’uomo si fosse scoperto prima contadino o giardiniere. Davanti a questo dilemma, in questa impresa sempre in fieri, posso dire che quando con Eva e Javier ritroviamo in un bicchiere del nostro vino il paesaggio di Tenuta Monteti, con i suoi filari ma anche le rose, i lecci, le querce, i rosmarini, le pietre e il mare lontano… beh, lì abbiamo la nostra risposta.

Paolo Baratta

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